La prima barca di Frank Gehry (e German Frers)

7 ottobre 2015
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Il primo yacht progettato da Frank Gehry è il suo nuovissimo capolavoro architettonico

 

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Frank Gehry and German Frers


È un venerdì pomeriggio dello scorso luglio. Frank Gehry atterra all’aeroporto Barnstable Municipal di Cape Cod accompagnato da suo figlio Alejandro e dal suo amico Bobby Shiver. Un’automobile li conduce direttamente al Kennedy compound di Hyannis Port. Ed è qui che l’architetto la vede per la prima volta, ancorata in rada poco distante dalla terra ferma.

Un folto gruppo di persone è radunato sulla banchina, in primo luogo perché, come dice Frank, “Cape Cod è una vera comunità velica!”, ma anche perché Foggy – questo è il nome della barca (che è l’acronimo di Frank Owen Gehry) che sfoggia inciso in corsivo sulla poppa – è uno sloop d’eccezione, come non se ne sono mai visti prima. Realizzata in tradizionale legno di larice e impreziosita da titanio e da un reticolo decorativo a tasselli di vetro che al sole risplendono come un branco di pesci sott’acqua, ha quasi un aspetto schizofrenico, un ibrido tra passato e futuro.

Gehry sale a bordo di un tender gonfiabile che, con i suoi sedili rossi, appare in perfetta sintonia con l’albero di 105 piedi di Foggy. Quindi parte accompagnato da esponenti delle famiglie Kennedy e Shivers. “Sono molto fiero di me”, avrebbe dichiarato più tardi. Quasi 87enne (2/08/29, la sua data di nascita è stampata sulle vele) ha trascorso in un certo senso la sua intera vita per arrivare fin qui.

Gehry è un appassionato velista e la vela ha ispirato moltissimo le sue opere più famose; basti pensare alla struttura architettonica del Museo Guggenheim a Bilbao che ricorda una nave, allo IAC Building di New York e, più recentemente, alla Fondazione Louis Vuitton a Parigi. Nonostante ciò, solo recentemente Gehry ha progettato per la prima volta la propria barca a vela. A questo proposito Gehry ha dichiarato: “ Prima non avevo le risorse necessarie per farlo, e quando finalmente ho avuto la possibilità, ero troppo impegnato a costruire le mie opere!” È stato nel 2008 che Gehry ha cominciato a sviluppare l’idea di progettare una barca. All’epoca possedeva un Beneteau First 44.7 (che stava per rinominare Foggy1) ormeggiato a Marina del Rey, in California. Andava spesso a vela la domenica pomeriggio insieme al suo amico e architetto Greg Lynn (mentre le rispettive mogli preferivano rimanere a terra). Anche Lynn possedeva una barca di nome Girlfriend. Gehry iniziò proprio durante queste veleggiate a domandarsi se avrebbe mai potuto ideare una barca che fosse da un lato il suo bigliettino da visita e dall’altro un modo per convincere sua moglie Berta a convertirsi alla vela!

Espose quindi la sua idea al costruttore Richard Cohen. Anch’egli velista, aveva da qualche tempo intenzione di costruire una barca da competizione. Presa dunque la decisione di lavorare insieme al progetto, i due amici ingaggiarono Germán Frers, un architetto navale Argentino noto per aver disegnato alcune delle barche a vela da regata più eleganti al mondo.

“Non farmi diventare matto!” aveva detto Gehry a Frers. “La barca deve “funzionare bene”. Per rispettare le istruzioni, Frers respinse il progetto di Gehry di realizzare un ponte piatto, senza cabine.

Quando poi arrivò il momento di scegliere il materiale per il rivestimento dello scafo, Gehry e Frers espressero pareri differenti. Frers, sempre concentrato sulla velocità, aveva proposto una fibra di carbonio, materiale leggero molto sottile utilizzato comunemente per le barche da regata. Gehry invece insisteva nel voler usare un rivestimento di legno, un po’ per una questione di “tradizioni” e un po’ perché lui adora il legno. Frers rimase sbigottito nel sentire ciò, dal momento che il legno aumenta il peso senza aggiungere alcun vantaggio tecnico. “Persi quasi la speranza che il progetto sarebbe stato terminato.”, afferma oggi Frers.

Ma nel 2012, Cohen trovò un possibile compromesso: costruire l’intera barca di legno e non solo parte di essa. Egli contattò pertanto il Brooklin Boat Yard nel Maine, una piccola impresa diventata famosa non solo per i lavori di falegnameria ma quanto per i progetti ingegneristici. Una delle sue specialità è la “modellatura a freddo”, un moderno processo che comporta la compressione del legno intorno ad un nucleo high-tech, consentendo di produrre barche più leggere, più resistenti e più durature rispetto a quelle costruite con il legno tradizionale.

Steve White, 61 anni, il proprietario di seconda generazione del cantiere navale, (e un suo nipote, E.B. White) era eccitato all’idea di lavorare con Frers; tuttavia avere un architetto non specializzato in costruzioni navali della portata di Gehry lo intimoriva. Ricevette quindi i disegni di Gehry per i reticoli delle finestre e della poppa.

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“Strano!” fu la sua reazione. Oltre al suo ampio utilizzo di materiali come il titanio, che pochi ingegneri di barche avevano già sperimentato, “c’era una storia dietro ogni elemento della barca – ogni galloccio, ogni pomello, ogni soffione della doccia.” Ma c’era soprattutto la preoccupazione che alcuni degli elementi “non convenzionali” avrebbero potuto fare molto di più che semplicemente rallentare l’andatura della barca.

“Il vetro toglie un sacco di potenza allo scafo”, disse White, anche se l’idea degli oblò con le graticole gli piaceva abbastanza.” Per vedere se queste avrebbero retto la pressione delle onde, lui e il suo team portarono dei pannelli campione al laboratorio di tecnologia dell’Università del Maine a Orono, dove questi furono sottoposti a forti pressioni idrauliche fino a che non si ruppero. Alla fine dell’esperimento i vetri risultarono invece intatti.

Gehry, aiutato da suo figlio Sam e da una stampante 3-D, si divertì un sacco a “giocare” con il progetto Foggy, una volta che aveva trovato, o addirittura scritto, il “linguaggio” della barca. “Su una barca come questa c’è del romanticismo!”, dice l’architetto. La massima espressione della creatività di Gehry si riscontra nel quadrato della barca la cui tappezzeria include un tappeto dai colori psicodelici creato da Joyce Shin, la nuora di Gehry. I divani hanno rivestimenti di pelle di pecora provenienti dalla Nuova Zelanda, che creano un’atmosfera a metà tra un nascondiglio di Austin Powers e una discoteca.

Davvero bizzarro. Ma in ogni modo, dopo aver raggiunto Gehry al porto di Hyannis ed essere saliti a bordo dello sloop, Frers, e più tardi White, ebbero la stessa reazione. “Funziona!” esclamarono entrambi con grande sollievo.

E funzionò anche il weekend successivo quando Cohen e un equipaggio testarono Foggy durante una regata. Alleggerita delle chiesuole, del bompresso e di tutti i pesi superflui (incluso il tappeto psicodelico) ed equipaggiata con le sue vele da regata in fibra di carbonio nero, Foggy partì alla volta di Martha’s Vineyard e registrò il miglior tempo nella regata 52 miglia Round the Island della scorsa estate.
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Prossimamente, Gehry e Cohen hanno intenzione di portare la barca a Miami, Cuba e Panama, dove Gehry visiterà il Museo de la Biodiversidad, la sua opera appena terminata, per poi far coincidere il viaggio con l’apertura del terzo gruppo di chiuse del Canale di Panama (si tratta di una visita speciale dal momento che la moglie Berta è Panamense e i Gehry visiteranno il plurilodato museo.) Dopodiché, dopo aver attraversato il canale, raggiungeranno Costa Rica, Baja California (dove ha sede un’altra opera di Gehry) ed infine ormeggeranno al Marina del Rey, dove Gehry ha intenzione di gareggiare con Foggy le domeniche pomeriggio.

E dopo?

“Costruiremo un’astronave!” dice Gehry.

 

 

 

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